La Caravane du Tour de France et les miniatures du monde du cyclisme. Cycling miniatures of the Tour de France and other cycling races. La Carovana del Tour de France, del Giro...
E' a partire dagli ultimi decenni dell' ottocento che viene fissato nella memoria popolare il mito dei giganti della strada.
Un ciclismo pionieristico racconta epiche sfide a cavallo di un mezzo rudimentale, su strade
disastrate, su distanze improponibili (è del 1891 la Parigi-Brest-Parigi di 1200 chilometri)
ad esaltare il carattere eroico dei protagonisti di tali imprese, le gesta degli eroi del
pedale. La bicicletta è il cavallo di ferro, la macchina, il velocipede: mezzo veloce e
pertanto sinonimo di progresso, di modernità.
In poco tempo la bicicletta sarà alla portata di tutti o quasi, divenendo così il cavallo
dei poveri: più economico, veloce, efficiente.
E' nel secondo dopoguerra tuttavia che il ciclismo raggiunge l'apice della sua
popolarità. Il giro del 1946, all'indomani del referendum che sancirà l'inizio della
Repubblica Italiana, è subito battezzato della "rinascita". In un paese
devastato dove la parola d'ordine da tutti condivisa è "ricostruire", il duro
mestiere del corridore appare in perfetta sintonia con le necessità della
popolazione. "Pedalare" viene acquistando sempre di più il significato
di rimboccarsi le maniche, darsi da fare, lavorare.
Il Giro d'Italia diviene la "corsa del popolo": nessun altro sport
più del ciclismo somiglia tanto ad un lavoro.
A rafforzare tanto entusiasmo popolare è la concentrazione
di numerosissimi assi del pedale italiani e stranieri,
fenomeno che non si ripeterà più sino ai giorni nostri:
Coppi, Bartali, Magni, Bobet, Koblet, Van looy
Kubler, Van Steenbergen...
Un fenomeno del tutto particolare e indicativo del seguito delle corse di questi anni è la scoperta della maglia nera contrapposta alla maglia rosa simbolo del primato nella corsa a tappe nazionale. Luigi Malabrocca, furbo e scaltro operaio del pedale, è il primo ad intuire l'affetto e la simpatia che il pubblico poteva riservare all'ultimo in classifica, e i congrui guadagni che ne derivavano3.
Dopo il 1945, le macerie della guerra sono lo sfondo frequente per le corse. Durante la Bologna - Faticosa del 1946 qui è ripreso il passaggio da Pianoro distrutta (Archivio fotografico W. Breveglieri, Bologna).
E' in questi anni di ricostruzione che il ciclismo irrompe sui giornalini per ragazzi e nei sussidiari scolastici. Da tempo infatti ci si è accorti come l'infanzia segua con passione crescente, attraverso la stampa sportiva e soprattutto la radio, le vicende del plotone. E' però attraverso il gioco che bambini e ragazzi si appropriano di eventi quali il Giro d'Italia e il Tour de France allora corso dalle squadre nazionali4.
Figurine, biglie, coperchini e fumetti di ambientazione ciclistica sono gli strumenti di questa ricezione originale che trasforma i bambini da semplici spettatori in attori della corsa5.
Le immagini dei corridori ritagliate ed incollate su cartoncino potevano correre a somiglianza di tappi e biglie.
A partire dal dopoguerra la corsa su circuito del ciclotappo è un gioco largamente diffuso come testimoniano le numerose citazioni cinematografiche e letterarie, da Gassman a Tognazzi fino a Guccini7. Coperchini che venivano zavorrati con cera fusa o stucco e decorati con le immagini dei ciclisti ritagliate dalle figurine o dai giornali, sintomo dell'originaria preponderante passione per lo sport delle due ruote.
Le radiocronache ciclistiche del Giro e del Tour venivano rivissute dai bambini sui marciapiedi delle strade e nei cortili in un gioco di simulazione ed immedesimazione.
Nel 1993 a Genova, per merito di alcuni nostalgici appassionati, è sorta la FIGCT (Federazione Italiana Gioco Ciclo-Tappo) che è riuscita nell'intento di riportare una nuova ondata di successo ad una pratica tradizionale ormai relegata alla dimensione del ricordo. La FIGCT ha promosso una inchiesta sul nome col quale si indica il gesto del lancio; termine assente nella lingua italiana e presente invece in tutte le culture regionali.
sono, pare, un fenomeno tutto italiano, un'evoluzione dei tappi metallici. Sembrano comparire sul finire degli anni '50 sulle spiagge italiane, ma anche i grandi mucchi di sabbia di un cantiere edile, allo stacco dei muratori, possono servire allo scopo8. Nel circuito di sabbia, fantasia, olio di gomito e spirito cooperativo sono gli ingredienti fondamentali che permettono di realizzare opere speciali quali: paraboliche, cavalcavia, vulcani e ghirigori.
Disegni tratti da G.Micheloni, Il gioco delle biglie sulla spiaggia Sperling & Kupfer Editori Milano 1996.
Prendono così vita lungo gli arenili del litorale momenti di aggregazione che coinvolgono appassionati vecchi e nuovi legati fra loro da una simulazione che evoca ricordi. Come afferma Gianni Micheloni in Il gioco delle biglie da spiaggia: un manuale tecnicissimo:
1972, mondiale di ciclismo su strada, circuito di Gap, Francia:
Franco Bitossi in maglia azzurra è in fuga solitaria. Ormai allo stremo delle forze, vede il traguardo in fondo al lungo rettilineo finale. Lunghissimo per lui!
La paura di vincere, forse di non farcela, il boato assordante del pubblico, il sopraggiungere furioso del gruppetto di inseguitori guidati da Eddy Merckx "il Cannibale"...le gambe che si inchiodano, la vista che si appanna lo portano a zigzagare pietosamente sotto gli occhi increduli di tutti.
E' inghiottito a tripla velocità ad un metro dal traguardo ed è il compagno di squadra Marino Basso con un colpo di reni finale a saltarlo sulla linea d'arrivo, lasciandogli l'amarezza della medaglia d'argento dopo aver assaporato il gusto esaltante della clamorosa vittoria.
Ciascuno di noi è stato Franco Bitossi almeno una volta nella vita.
Un gruppo di ragazzoni romagnoli appassionati al nostro caro vecchio gioco delle biglie sulla spiaggia ha coniato questo termine, così, per gioco...raccontando poi una storia miticomisticofantastica ad alcuni giornalisti interessati a scrivere sull'origine e sul ritorno di quel passatempo antico e sempre coinvolgente, che ha animato le spiagge italiane. Cheecoting il nostro caro vecchio gioco delle biglie sulla spiaggia! Tant'è...buon gioco a tutti!